Quixote

Così, con il cervello ormai frastornato, finì col venirgli la più stravagante idea che abbia avuto mai pazzo al mondo, e cioè che per accrescere il proprio nome, e servire la patria, gli parve conveniente e necessario farsi cavaliere errante, e andarsene per il mondo con le sue armi a cavallo, a cercare avventure e a cimentarsi in tutto ciò che aveva letto che i cavalieri erranti si cimentavano, disfacendo ogni specie di torti ed esponendosi a situazioni e pericoli da cui, superatili, potesse acquistare... "felicità".

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Bottoni

Contatore

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venerdì, 07 ottobre 2005

continua...

Postato da: liberitutti a 11:11 | link | commenti

sabato, 05 febbraio 2005

 

Postato da: Anyanka a 19:45 | link | commenti

giovedì, 18 novembre 2004

che cosa stanno facendo?

Postato da: stazitta a 16:17 | link | commenti

lunedì, 08 novembre 2004

Parto. Almeno un giorno a settimana.  Non devo poi fare moltissimi chilometri, poco più di un centinaio. Ma la posta in gioco è alta, veramente da acquolina in bocca: ottimo cibo, ottimo scambio di parole e sguardi, ottimi attimi sotto le lenzuola. Mentre viaggio respiro più a fondo del solito, a volte sospiro perchè temo che sia l'ultima o la penultima volta. Me la prendo con calma e assaporo ogni piccolo rito: farmi un lungo bagno caldo e sentirmi in ordine dalla testa ai piedi, controllare di avere le chiavi di casa, guardare indietro cosa lascio o cosa lascio in sospeso, architettare la fuga, scegliere il cd che mi sento spalmato addosso quel giorno, scegliere un libro da sfogliare nei momenti in cui mi troverò in coda, quella che, inevitabilmente, mi aspetta sempre. Quando parto ho l'impressione che tutti vogliano ostacolarmi, anche i lavori in corso. Fumo, canto e mi guardo intorno per tutto il viaggio. Così facendo mi sono fatta una cultura in fatto di autostrade e di uscite e controuscite autostradali. Così facendo per un giorno a settimana sono come sono, come mi va di sentirmi. Trattata bene, senza compromessi. Quando cominceranno diventerò stanziale.

 

Postato da: provence a 17:07 | link | commenti

venerdì, 22 ottobre 2004

 

A volte mi pare che il viaggio sia la distanza che  separa da una meta e allora mi sento in balia di ogni imprevisto.

A volte, invece, mi pare che il viaggio stesso sia la speranza.

E in esso/essa abiti l'illusione di un altrove.

 

Postato da: colfavoredellenebbie a 22:43 | link | commenti

venerdì, 24 settembre 2004

Il viaggio dovrebbe iniziare con la preparazione dei bagagli, ma, questa volta non ho fretta. Rilasso i muscoli, faccio dei bei respiri e penso soltanto alla mia terra. Una terra di cui non conosco nemmeno la lingua... mia madre mi ha sempre detto: "Se tu non fossi la pigra che sei... avresti potuto studiare di più, avresti potuto fare quello, avresti potuto fare questo..." Ma... so che il mio perdere tempo innesca un meccanismo di dilatazione dello spazio, dove tutto può accadere, precipitare, mutare... Ora, benchè io non conosca la lingua, so che quel paese mi somiglia... non mi piacciono i soliti paragoni: "E' selvaggio e ribelle come te!" No, non intendo dire questo... mi somiglia perchè è ingenuo, giovane e se proprio vogliamo utilizzare la parola "timido"... ok, non ho problemi! In vita mia non ho visto molto... non perchè non abbia voluto... credo siano state le circostanze. A volte si desiderano delle cose e poi capita di non realizzarle per via della "società", che si diverte ad innalzare muri. Ma, anche qui si finisce nel cadere nelle solite banalità... lui mi ha fatto questo, lei mi ha detto quello... il lavoro, la famiglia... e intanto il tempo scorre, e il ticchettio diventa assordante... E poi? E poi... ecco che ci sono dei momenti in cui vorrei mollare tutto, anche le persone che amo, in realtà poche. Allontanarmi e tornare là, perchè quella è la terra a cui mi sento di appartenere. Descriverla... e come si fa a descrivere un sogno? Quando chiudo gli occhi riesco a percepire il fresco sulla pelle, il profumo dell'erba e le nuvole, che davvero toccano gli alberi. No, non avete idea di cosa ci sia là... e non potete capire come mi senta io... imprigionata in questa stupida pianura, dove ci sono soltanto campi puzzolenti... oro e concerie... e ancora campi... e ancora odori malsani... e ancora oro e concerie... e le case non hanno colori, e i giardini non hanno forma... tutto è irrimediabilmente statico... sì... e mettiamoci dentro anche il vocabolo "plastico". Si dovrebbe, alcune volte, rimanere in silenzio nel silenzio... per ritrovare se stessi... senza interferenze o fruscii di fondo. Nei sogni mi ritrovo, sola, sopra le alte scogliere... io e l'oceano... e, là, un senso di quiete mi avvolge come l'abbraccio di un amante. Il viaggio potrebbe iniziare da un momento all'altro... e potrei perdere il filo del discorso... e seguire altri suoni... altri volti... Per il momento mi limito a dilatare il tempo nella speranza che diventi infinito. Mi limito ad ammirare lo specchio nella speranza che non si notino le mie imperfezioni. Viaggiare, fuggire. Dimenticare ed essere dimenticata, ritrovarsi ed essere ritrovata. Un giorno, forse!

Postato da: Anyanka a 16:25 | link | commenti (1)

giovedì, 23 settembre 2004

E' proprio questo, da parecchio. Il viaggio, spesso, inizia con molti amici; poi, piano piano, a mano a mano che il tempo passa, mi ritrovo da solo, davanti al finestrino. Guardo fuori e vedo radure, alture, pianure; ma il finestrino riflette e vedo me stesso e rifletto anch'io. Quanti viaggi... Da Rossino a Calolzio a piedi, due volte al giorno, per andare e tornare da Milano, dove c'era il liceo; in bicicletta, per bagaglio solo i palloni per l'allenamento, la volta che sono andato a vivere da solo; migliaia di treni, migliaia di aerei, 60.000 chilometri all'anno di auto, per 28 anni di patente, migliaia di chilometri in bici, per andare a lavorare o a divertirmi, migliaia di chilometri in autostop. Perchè tutti questi spostamenti, se ancora non ho capito dove devo andare e perchè? Il mio viaggio è una sorta di alienazione, quasi che l'altrove fosse meglio dell'al-di-qui; quasi che non dipendesse da me il fatto di stare meglio o peggio, qui come altrove. Il mio sguardo: una costante. All'inizio, era imbarazzato, timido; soprattutto quando mi capitava di mangiare solo, in qualche trattoria o ristorante; poi, col passare degli anni è diventato una lama cinica: guardo gli altri come se fossero ostacoli da superare, evitare; inutili orpelli, sciocchi intralci al mio prossimo spostamento, al mio percorso. Ma dove vado? Io non sono un viaggiatore; non sono un turista. Sono, piuttosto, un nomade: nessun posto è casa mia, perchè casa mia sarà la prossima. Rari consorti, con cui ho condiviso il viaggio. Ricordo Antonio, siciliano di non so più dove, un compagno di Lotta Continua conosciuto sul Milano-Bari. Chissà come si chiamava lo sballone conosciuto in autostop, col quale ci siamo fumati anche i tappetini della sua R4? Ma abbiamo "viaggiato" moltissimo... Donne mai: le donne mi affascinano troppo per viaggiarci insieme. Viaggiare, viaggiare... evitando le buche più dure.

S.C.

Postato da: quixote a 17:43 | link | commenti (1)

martedì, 14 settembre 2004

Ci sono, finalmente! Una delle mie tappe preferite, da sempre sognata: Yucatan. Spiaggia, palme, immensa distesa di mare che sembra un torrente; nessuno nei dintorni, per chilometri e chilometri. Ho aperto un locale, il "Don Quijote": è di legno e foglie, proprio sull'arenile; un bancone, dieci tavoli (anche loro in legno), la scaletta che porta al mare. Faccio solo ostriche e da bere servo solo champagne. Tariffa unica: il corrispondente di cinque euro per una dozzina di "speciali", una coppa di champagne, pane a fette e burro. Poco, direte voi: troppo poco. Come fai a tirare avanti? Beh, c'ho il mio trucco: è che qui non viene mai nessuno. Non ho clienti: così non ci rimetto.

Postato da: quixote a 12:52 | link | commenti (4)

venerdì, 10 settembre 2004

Appoggiò la propria pelle sul tavolo vicino alla finestra, guardando l'occhio riflesso sul vetro, in perfetta sovrapposizione con Kj563§q, che stava sorgendo in quel momento. Il lavoro era stato duro, quel giorno. Si strofinò le braccia come per scaldare il fascio di luce fredda che ne delimitava le forme. Dopo tanti anni non si era ancora abituato a quella sensazione spiacevole di prurito che gli procurava l'emulatore di pelle umana. Ripensò alla prima volta che fu mandato in missione, un flash quasi, un ultrasuono di ricordo che gli trapassò il cervello. La donna aveva già lasciato cadere il cappotto e l'acqua del fiume era un filo di succo gastrico sul ventre della notte. L'allucinazione della vita penzolava da un lampione giallo, ubriaca d'ombra e restava a guardare, assente. Poi la donna si tolse le scarpe e le appoggiò sul parapetto, disponendole una accanto all'altra, meticolosamente, quasi fossero l'unico rimpianto di una vita rubata al dolore. A piedi nudi salì sul parapetto, appoggiando la mano destra al lampione giallo, le gambe ostinatamente incerte nel trattenere il passo finchè non riuscì a restare in piedi, finalmente immobile contro il vento del porto, una nike tragica scolpita nella carne mentre la sottoveste le si appiccicava sul corpo. E fu allora che lui le si avvicinò, soffiandole tra i capelli e costringendola a spostarseli dagli occhi per distrarla. E poi soffiò ancora e ancora e ancora, fino a quando lei si voltò di scatto verso l'interno del ponte e perse l'equilibrio, cadendo tra le braccia di un barbone mezzo ubriaco che, con un alito di alcool vecchio di un giorno, le sorrideva senza denti. Sì, quella volta ce l'aveva fatta, nonostante fosse un novellino! Ricevette persino una pacca sulla spalla dal suo superiore e tre giorni di licenza premio, anche se l'odere nauseabondo della pelle del barbone, un misto di sporcizia ed alcool, gli era rimasta nel naso per giorni e giorni, anche dopo essersela sfilata. Ma poi tutto divenne routine. Fare la spola, tutti i giorni, con quel pianeta così lontano stava diventando veramente insopportabile. E poi, per cosa? Per quei miseri quattromila crediti duviani al mese? No, se la salvassero da soli la vita, quegli incoscienti degli umani. Sì, stavolta era proprio deciso: l'indomani avrebbe dato le dimissioni. E magari sbattendo anche i pugni sul tavolo! Basta con i viaggi interplanetari, basta con i pericoli, basta con quegli esseri assetati di morte, propria ed altrui... Chiuse le tende elettroniche, sfiorando con l'ala destra il sensore di calore ed un raggio rosso di Kj563§q gli si appoggiò sulla spalla. Mitzrael usci dalla stanza, guardando per l'ultima volta l'emulatore di pelle. "E poi com'è che ci chiamano, laggiù? Angeli?", sorrise tra sé e sé. E spense la luce. Jk5ww2d, l'altra luna di Duvia, stava quasi per sorgere.

 

Postato da: stepa a 00:49 | link | commenti

lunedì, 06 settembre 2004

Si alzò con quell'idea affacciatasi in sogno, un viaggio allucinante nel reame dell'assurdo. Ma il tutto richiedeva una struttura mentale nuova, capace di percepire gli stadi intermedi, quegli eventi che trovano il posto fra il sì e il no, i rapporti tra i fatti per sfidare i flutti di un pelago assai più vasto, di un oceano ben più turbinoso che è quello dell'unità della realtà. Si alzò pensando alle tappe da percorrere, alle stazioni di intermediarietà che l'avrebbero condotto, senza soluzione di continuità, a superare il vuoto, transitando per una zona crepuscolare dalla realtà alle tenebre. Ecco, aveva preso le mosse il suo itinerario.
Iniziò a pensare che la Terra, dove ancora i suoi piedi lasciavano un'orma sempre più leggera, non fosse affatto indipendente e la vita su di essa potesse non essere indipendente da altre vite negli spazi interconnesse con altre ancora. Iniziò a immaginare  una terra di nessuno che altri mondi avessero visitato, percorso e colonizzato contendensola...
Altri continenti attendevano il suo bastimento carico di pensieri, altri continenti da cui lui aspettava precipitassero oggetti e  si concretizzassero eventi, proprio come dall'America, dall'Africa giungevano in Europa relitti alla deriva...
...dalle sponde di un altro mare, dunque, di un mare che ancora oggi attende spumeggiante qualche altro navigatore capace di solcarne le rotte di immagini e speranze...

 




Postato da: quellachenonsei a 23:13 | link | commenti

 

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